Breve storia dei dispositivi di memorizzazione
1832-1952
Charles Babbage e Lady Lovelace presentano il primo calcolatore chiamato Analytical Engine. Il progetto base prevedeva l'utilizzo di schede perforate per le istruzioni e una capacità di memorizzazione di 100 numeri decimali lunghi fino a 50 cifre. Sir Charles Wheatstone utilizzava un nastro di carta per memorizzare i dati. Questa tecnica era simile alle schede perforate, eccetto per il fatto che questo nastro era concepito per essere preso continuamente dalla macchina. Herman Hollerith era alla ricerca di un metodo più veloce per effettuare un censimento negli Stati Uniti. Egli utilizzò delle schede per memorizzare i dati, e dava in ingresso questo schede al computer che calcolava automaticamente i risultati. Hollerith fondò così la "Tabulating Machine Company" azienda che in seguito diventò la "International Business Machines" (IBM).
1952-1970
Il primo nastro magnetico per la memorizzazione di dati fu presentato dalla IBM. Il nastro magnetico era notevolmente più veloce rispetto alle schede perforate. IBM presentò il RAMAC 305, che era in grado di memorizzare cinque milioni di caratteri (cinque megabyte), su cinquanta dischi, ognuno di 61 centimetri di diametro. Le testine di memorizzazione potevano raggiungere qualunque parte del disco, senza leggere le informazioni intermedie. Questo rese possibile l'utilizzo di computer per le prenotazioni aeree, le operazioni bancarie, la medicina, ed anche per i voli spaziali. Con l'introduzione della prima unità di memorizzazione con supporti removibili, ci si avvicinava sempre più in fretta alla fine dell'era delle schede perforate. Ogni disco poteva contenere fino a due milioni di caratteri (2 megabyte), più di quello che potevano contenere 25000 schede perforate. La riduzione della distanza tra la testina e il disco rese possibile una maggiore densità di memorizzazione, potendo scrivere le informazioni in maniera più stretta ed in modo che occupassero meno spazio. L'invenzione del floppy disk aprì le porte all'era della portabilità dei supporti, favorendo lo sviluppo dei computer desktop.
1971-1980
L'introduzione del drive Winchester 3340, stabilì gli standard per l'industria in questo campo per la prossima decade. Era formato da due bobine, e raggiungeva una capacità di memorizzazione di 30 milioni di caratteri ciascuna. Venne utilizzato per la prima volte anche un metodo che permetteva di portare il flusso di lettura di dati fino a 160Kb al secondo. In seguito venne introdotto il RAID (Redundant Arrays of Independent Disks), che utilizzava due o più drive per garantire la tolleranza ai guasti e maggiori prestazioni. Veniva ampiamente utilizzato nei sistemi server, ma poco utilizzato nei personal computer. La gestione gerarchica delle unità di memorizzazione permise la migrazione dei dati poco utilizzati dal disco ad un supporto con prestazioni minori, ma meno costoso.
1981-1990
La tecnologia a nastro permise l'introduzione del primo drive commerciale, in grado di leggere e scrivere tre milioni di caratteri al secondo. Offriva una capacità di memorizzazione maggiore di 6000 volte per pollice quadrato rispetto a quella del RAMAC. Iniziò anche a diffondersi una prima forma di compressione dei dati, facendo risparmiare tempo e denaro agli utenti. Il Data Facility Storage Management Subsystem (DFSMS) fu il primo ambiente automatico per la gestione dei sistemi di memorizzazione. La capacità di memorizzazione su nastri magnetici arriva ad un gigabyte per pollice quadrato (equivalente a 6,452 centimetri quadrati). L'utilizzo di buffer elettronici aumenta il ritmo di lettura/scrittura dei dati a 3 megabyte al secondo.
Dal 1991 fino ai giorni nostri
Viene inventato il primo disco da 3,5 pollici in grado di memorizzare un gigabyte di dati. Inoltre per la prima volta un supporto era in grado di memorizzare 354 milioni di bit per pollice quadrato. Un alto livello di computazione parallela, una cache multilivello, l'introduzione del RAID 5, e componenti ridondanti permettono un eccellente livello di memorizzazione dei mainframe. Viene raggiunta la densità record di tre bilioni di bit per pollice quadrato su supporti magnetici.